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"Famiglia, Festa, Lavoro"
Milano
dal 30 maggio al 2 giugno 2012

tutte le informazione su www.Family 2012.com (clicca qui)
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"Famiglia volano dell'economia"
: convegno conclusivo del progetto innovativo "Carta Famiglia e non solo".
Scaricabili le slide dell'intervento del Prof. Campiglio. Per vederle clicca qui
Intervento di P. Viani, segretario ANCI su Riviera24. Per vederlo clicca qui
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Bici al seguito gratuite sui treni regionali.
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L. Campiglio: "Ora serve un fondo salva-famiglie". Per leggere l'articolo vedi più sotto

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Famiglia volano dell'economia

Convegno 28 gennaio 2012 14 Immagini


Scarica le slide del Prof. L. Campiglio cliccando qui



        Soddisfazione per i risultati del convegno: "Famiglia volano dell'economia".

Numerosa la partecipazione del mondo politico, dei delegati delle associazioni di categoria e del volontariato, con rappresentanti di tutte e quattro le provincie Liguri.

In questa occasione il Forum Famiglie d’Imperia ha presentato una serie di studi e di azioni concrete, condotte a livello locale finalizzate ad alleggerire i costi ed a denunciare le discriminazioni dovuti ai carichi familiari, che verranno pesentate su questo sito nelle prossime settimane.

Togliere la famiglia dal capitolo “spesa” ed inserirla nel capitolo “investimenti”

Questo in sintesi quanto emerso dalla tavola rotonda che ha anticipato interessanti studi economici presentati dal prof. Campiglio dell’Università S. Cuore d Milano. I paesi che più hanno investito sulla famiglia, attraverso politiche del lavoro favorevoli alla conciliazione, politiche economiche che tengono conto dei carichi familiari, politiche di welfare attente alle famiglie hanno un PIL pro-capite fra i più alti d’Europa.

D’altronde la famiglia, produce lavoro e reddito, è unità decisionale delle scelte economiche, riesce a conciliare efficienza con equità e merito con bisogni riducendo quindi le diseguaglianze. Garantisce con i figli la continuità locale e nazionale.

Studi alla mano l’Italia deve, se vuole attivare una politica dello sviluppo, passare da una politica dei salari ad una politica economica fondata sul reddito familiare, ha concluso il Prof. Campiglio.

Particolarmente sottolineato dal Segretario dell’ANCI Liguria P. Vinai, la necessità di passare da una politica di tipo socio-assistenziale per la famiglia ad una politica familiare di promozione e valorizzazione in particolare attraverso cinque strategie: il rafforzamento delle competenze familiari, la promozione di ambienti di vita “Family friendly”, il riequilibrio delle spese per i servizi a favore delle famiglie numerose e quelle con particolari responsabilità di cura, il sostegno alla formazione delle nuove famiglie, azioni di sistema e partecipazione attiva delle famiglie alla vita della comunità locale.

Sicuramente bisogna trovare altre strategie d’intervento visto anche i pesantissimi tagli alla spesa pubblica, ha denunciato l’assessore P. Rossetti, è necessario promuovere e finanziare risposte dal basso quali quelle presentate durante il convegno dalle Associazioni del Forum Famiglie d’Imperia, frutto di partecipazione attiva delle famiglie, che hanno studiato la situazione ed hanno attivato strategie innovative di bene-essere comune.

Francesco Belletti, tirando le conclusioni del convegno ha presentato alcune delle proposte concrete del Forum Famiglie Nazionali, già applicabili, se solo ci fosse la volontà politica di compiere quel cambiamento culturale emerso con chiarezza dal convegno.


Chi fosse interessato alla videoregistrazione del convegno può farne richiesta scrivendo a: forumfamiglieim@gmail.com


 - Forum Associazioni Familiari
Avvenire 6/12/11
 
«Dopo il Fondo salva-Stati servireb­be un Fondo salva-famiglie, per­ché i costi economici e sociali ai quali i nuclei familiari andranno incontro sa­ranno molto alti. Tali da far saltare alcuni e­quilibri già precari». Luigi Campiglio, ordina­rio di Politica economica alla Cattolica di Mi­lano, considera questa manovra obbligata – dopo 30 anni di errori e riforme mancate – e in larga parte condivisibile. Ma al tempo stesso as­sai preoccupante nei suoi effetti sulla condi­zione reale delle famiglie italiane.

Professore, la manovra appro­vata è efficace e soprattutto e­qua?
La definirei ine­vitabile e, per il momento, effica­ce. Quanto all’e­quità, lascia a­perte diverse questioni.

Cosa non va? L’imposizione troppo alta sulla prima casa?
Non è in questione una singola misura, ma le modalità e il quadro complessivo. Di per sé un’imposizione sull’abitazione principale può essere giusta e utile. Ma andrebbe rapportata al reddito, perché, ad esempio, molti pensio­nati vivono in un’abitazione, magari ampia es­sendo quella nella quale hanno cresciuto i fi­gli, ma ora dispongono di assegni previden­ziali modesti e faranno fatica a pagare.
Si poteva anche rapportare le imposte al nu­mero dei componenti il nucleo familiare...
Certamente. È chiaro che le famiglie con figli, in particolare con più figli hanno necessità di maggiore spazio abitativo. Anche per questo di­co che non si può parlare di 'equità' se non si tiene conto della famiglia che è la dimensione base dell’equità. E non capisco cosa voglia di­re 'equità' se non c’è una stretta connessione con i principi costituzionali della capacità con­tributiva, della progressività, del sostegno alle famiglie.

Per ora si prospetta il salvataggio delle detrazioni, comprese quel­le per i figli a carico, ma a prezzo di un aumento dell’Iva.
Questo sarà dolorosissimo. Per salvare detrazioni, già di per sé in­sufficienti, rischiamo di farci dop­piamente male. L’aumento dell’I­va, infatti, si scaricherà sui prezzi generando inflazione. In uno stu­dio che ho appena condotto ho verificato come le famiglie del de­cile più basso di consumi, quelle più modeste, subiscano l’au­mento dei prezzi assai più delle famiglie del decile di consumi più alti, le più ricche. E questo perché spendono per beni di prima ne­cessità e ad alta frequenza di ac­quisto sui quali non ci sono prez­zi elastici o grandi sconti. E que­sto senza considerare che con il blocco degli adeguamenti calerà il potere d’acquisto dei pensio­nati sopra i 1.000 euro. Sul piano generale, poi, dall’avvento del­l’euro l’Italia ha registrato un in­cremento dei prezzi superiore dell’8% rispetto alla Germania e del 5% nei confronti della Fran­cia. Un ulteriore aumento dell’I­va porterà questo divario ad am­pliarsi, ai danni della nostra com­petitività e quindi della crescita economica.

A proposito di crescita, la manovra contiene stimoli sufficienti?
Le misure sull’Irap e sugli incentivi per le as­sunzioni di donne e giovani sono positive. Co­sì come tutto ciò che contribuisce a fornire li­quidità al sistema e ad evitare la stretta credi­tizia che può far fallire migliaia di im­prese.
Ma sono provvedimenti che continua­no ad agire sul lato dei costi quando i nostri problemi sono altri. Il costo del lavoro nel set­tore manifatturiero in Italia è di circa 20 euro l’ora. In Germania e Francia è 30 euro. Ciò che fa la differenza è il valore aggiunto, la produt­tività.

Cosa bisognereb­be fare allora?
Capisco che non si potesse fare con questa manovra d’urgenza, ma oc­corre anzitutto fa­vorire le aggrega­zioni, la crescita e l’innovazione del­le nostre micro­imprese. Il 20% de­gli occupati da noi è nella cosiddetta 'classe 0', cioè in aziende con ze­ro o un dipendente. Secondo, prendere di petto la questione degli scarsi investimenti esteri in Italia. In rapporto al Pil sono ap­pena il 20% contro il 40% della Germania. Eppure, come abbia­mo visto il costo orario da noi è più basso, perché allora le im­prese estere non investono in I­talia? Probabilmente perché non si fidano, temono i tempi della nostra giustizia, la farraginosità delle nostre regole... Una perdita, perché la presenza di imprese e­stere favorisce concorrenza, in­novazione e crescita economica complessiva. Noi invece conti­nuiamo a esportare cervelli e a importare braccia, continuiamo a non combattere seriamente l’evasione fisca­le...

Nella manovra, però, è previsto il nuovo limi­te per l’utilizzo del contante a mille euro...
Sì, bene, ma non mi sembra risolutivo. Oggi ci sono almeno 5 grandi autorità e agenzie che hanno anagrafi e database impressionanti: So­gei, Inps, Agenzia del territorio, Banca d’Italia, l’Agenzia delle entrate che può 'leggere' di­rettamente nei conti correnti. I dati ci sono, le tecnologie informatiche pure, c’è potenzial­mente un Grande Fratello fiscale al quale non dovrebbe sfuggire neppure un capello. Usia­molo veramente contro l’evasione. Così come dobbiamo assolu­tamente regolare i mercati finanziari o l’Europa non u­scirà mai dalla cri­si.

Sulle pensioni, però, è stata ope­rata una vera riforma struttura­le.
Sì. Era inevitabile e giusto farlo. Ma attenzione perché proprio sulle pensioni stia­mo assistendo a un cambiamento profondo, con alti costi di transizione. È vero che si vive di più e bisogna lavorare più a lungo. Ma, so­prattutto per le donne, non si tiene conto di quanta parte di vita deve essere spesa nella cu­ra dei figli, dei nipoti e dei genitori anziani o di un disabile. E ancora: va bene il passaggio al contributivo. Ma per favore, quando sarà com­pletato, non consideriamole più 'prestazioni sociali' e non chiamiamole più 'pensioni' ma 'rendite' così come sono le polizze private per le quali 'tanto verso tanto riceverò'.

Francesco Riccardi

Iniziative per le famiglie

  • 07/02/2012
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Famiglia volano dell'economia

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